Cari amici,
questa volta vi racconto qualcosa di questa terra usando le parole di un articolo apparso su un sito web della Guinea. E' un po' lungo, ma è un buon quadro della situazione.

Guinea-Bissau: la gioventù può essere una prigione

Nei quartieri di Bissau i giovani mostrano un misto di disperazione e rassegnazione che si riassume nella parola criola "coitadeza". Per molti l'Europa, con il Portogallo in testa é la soluzione.
Si riparano dal sole sotto un albero alto, con molte foglie. Alcuni sono seduti su un tronco disteso sulla terra rossa, altri su vecchi pneumatici o su sedie portate da casa. Può succedere che rimangano lì tutto il giorno. Lassana Massuba Sila, un ragazzo alto, con uno sguardo profondo, è lui che ha creato questa
"bancada" nel quartiere Belém, periferia di Bissau.
All'ombra di quell'albero sono seduti 34 giovani con un fornello a carbone, una teiera e 3 bicchieri piccoli. Stanno preparando un the verde, zuccherato, che chiamano warga. Alcuni studiano ancora. Molti non studiano né lavorano, come Lassana. "Io ho terminato il liceo lo scorso anno. Aspetto una borsa di studio. Vorrei studiare ingegneria informática, ma la situazione...I poveri rimangono sempre indietro."
Esistono tante di queste bancadas nei quartieri di Bissau. Spesso questi gruppi informali vengono ridotti a giovani che "não querem pegar tesu", cioé che non vogliono lavorare, sforzarsi. Il sociologo Miguel de Barros, che si dedica allo studio dei giovani e delle loro forme partecipative, li considera un modo di esprimere la loro delusione per la situazione in cui si trova il Paese, di protestare.
"Quei giovani non riescono ad entrare nel mercato del lavoro", sottolinea Barros. Lo Stato non ha più possibilità di contrattare, l'industria non esiste, i servizi scarseggiano, le organizzazioni non governative danno lavoro ad un numero ridotto. "Scelgono lo spazio più in vista della loro zona per
mostrare la loro precarietà, proiettare la loro condizione di disperati, di vulnerabili."
Ci sono bancadas di assalto, altre di vigilanza dei quartieri, quelle che fanno rap, altre che diventano centri di dibattito prima e dopo ciascun atto elettorale e bancadas che si organizzano per raccogliere immondizia.
Lassana ha cinque fratelli, tre più grandi di lui, che ha 22 anni. Uno solo di loro ha un lavoro fisso. Lui insieme al padre, che fa piccoli lavori saltuari, sono il sostegno di tutta la famiglia. La madre chiede agli altri figli che non entrino in una "vita senza uscita", cioè che non entrino nel crimine. Seduto su quel tronco, Lassana si lamenta del Paese: "Ogni giorno è sempre peggio. Siamo noi giovani che paghiamo per tutto." Rimangono legati alla gioventù, uno status di mancanza di indipendenza.
Essere giovane in Guinea Bissau non è uguale ad avere età compressa tra 18 e 35 anni. La gioventù dipende da genere, etnia, condizione economica. Il periodo è generalmente più corto per le ragazze, che arrivano presto al matrimonio e alla maternità, e normalmente lungo per i ragazzi, che escono dalla gioventù solo attraverso rituali di iniziazione e/o assunzione di responsabilità.
"Qui nella bancada è tutti i giorni la stessa cosa", dice Nézio Aniceto Rafael Pereira, il più alto dei ragazzi. Parlano di sport, politica, educazione, lavoro. "Loro pensano che l'Europa é la soluzione per i problemi", riassume. Andare in Europa è "uscire dal buio", cioè fare il salto verso un mondo con un orizzonte, guadagnare indipendenza, diventare adulto.
In un istante si percepisce la rivolta contro il modo con il quale i più vecchi hanno diretto il Paese. Nezio riassume: "Quando una persona sta cercando di fare qualcosa di buono, l'altro che non sta lavorando, comincia a fargli guerra. E questo non è positivo! Chi merita di lavorare, che lo lascino lavorare. Chi non merita, che rimanga a casa!".
Non è solo l'instabilità politico-militare, è anche la fragilità della Stato e dell'economia. Il Paese dipende dagli aiuti esterni, esporta quasi solo anacardio, è incapace di garantire servizi e infrastrutture di livello base, quali luce, acqua, salute e educazione.
Almeno il 20% dei bambini in età scolare non vanno a scuola. Di quelli che vanno, solo il 63% ha la probabilità di arrivare al 6° anno, il 51% al 9º anno; il 46% all'11º. E' con questa specie di "amputazione" che i giovani devono affrontare le sfide dell'integrazione nella Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale, con la libera circolazione di persone e beni. O la vita in paesi quali Portogallo, Spagna, Francia, Lussemburgo, Regno Unito.
Non tutti si limitano ad aspettare una borsa di studio o un familiare che faccia da ancora. Proliferano le organizzazioni giovanili. Molti le considerano un trampolino per la vita professionale, osserva Miguel de Barros. Pensano che li possa aiutare ad accedere ad una borsa di studio all'estero o a guadagnare una posizione sociale capace di aprire le porte del mercato del lavoro. Nezio, che oggi ha 32 anni, ha percorso questo cammino.
Ha iniziato la scuola a otto anni. Prima non c'erano "condizioni per pagare iscrizione, materiale didattico e anche cibo". Il padre non voleva saperne di lui e la mamma vendeva cibo per la strada. Con l'aiuto di uno zio ha terminato il liceo. E' entrato in una associazione giovanile e si è avvicinato ad una ONG legata all'area della difesa dell'ambiente e alla promozione della cittadinanza, svolgendo piccoli compiti. Tre anni in questa attesa. Ha approfittato di un'occasione per fare un breve corso di informatica. E ha aspettato un altro anno. Ha fatto un corso professionale di contabilità. Ha aspettato altri tre anni e, alla fine, è stato selezionato da una ONG per un progetto. "Sto aspettando che mi chiamino". 
Quello che conta è guadagnare abbastanza per pagare l'affitto di una camera, assicurare "um tiro kada dia", cioè un pasto al giorno, e aiutare la mamma, che é stata immobilizzata da una trombosi. Non si sente diverso. Tutto intorno a lui è lotta per la sopravvivenza. 
Non si vedono molte ragazze sedute nelle bancadas o a capo di associazioni giovanili. Gli uomini sono più presenti nello spazio pubblico e le donne più associate allo spazio privato, ma basta camminare per le strade polverose di Bissau per vederle vendere condimenti fatti in casa, dadi, porzioni di noccioline, sacchetti di anacardi, frutta, scarpe usate, galline vive, pesce affumicato, pesce fresco...
Laida Có lavora da lunedì a sabato nel labirintico mercato di Bandim, il più grande di Bissau. Da quando ha compiuto 15 anni aiuta la mamma a vendere pesce. Si sveglia verso le 7.30...le vecchie e colorate barche dei pescatori attraccano presto. Sta in piedi dalle 9 alle 13, a bagnare il pesce disposto su un tavolo inclinato. "A volte, quando sono al mercato, ci sono giovani e anche adulti che mi passano vicino e si chiedono: "sarà proprio lei? No, non può essere!" Non possono credere che è proprio MC Leidy che sta vendendo il pesce." 
MC Leidy é il suo nome d'arte. Nel suo ruolo di rapper, la ragazza, di 22 anni, consiglia: "Perché un giovane sia un buon esempio deve seguire un cammino che lo ricompenserà nel futuro. Nel mondo di oggi le persone devono scegliere un cammino e seguirlo. Deve essere un cammino che non le faccia cadere." 
Non si ricorda di non aver lavorato. La sorella più grande è stata cresciuta da un familiare, l'altra era troppa piccola. Tutto era sulle sue spalle. "Scopavo, pulivo, andavo a prendere l'acqua, cucinavo, lavavo i piatti e poi dovevo prepararmi per andare a scuola." I due fratelli più grandi non avevano questi incarichi. "A volte il più grande andava al mercato a comprare il mafé (carne o pesce), ma per il resto nulla!". 
Oggi, quando termina con il mercato, torna a casa e va a lezione al Centro Culturale Portoghese, e vede i ragazzi seduti nelle bancadas del quartiere Settore 7. Pensa che devono essere "figli di buone madri", ossia che abbiano qualcuno che li sostenga. "Se stai seduto è perché qualcuno ti dà; se no, devi alzarti e sacrificarti per racimolare almeno 25 franchi. Dal momento che io non ho nessuno che me li dia, per non entrare nella "malavita", lotto", dice. E lottare è anche vestire un pantalone largo, un cappello e cantare. 
Il rap è diventato popolare come strumento di contestazione dei poteri politici e militari e di denuncia della situazione politica, economica e sociale, soprattutto a Bissau. E' un fenomeno indissociabile da un altro, quello delle radio comunitarie. 
Tutto é iniziato prima della guerra civile, con il programma settimanale "rap pa raperus", alla radio privata "Pindjiguiti". La stazione fu saccheggiata durante il conflitto. Per iniziativa della Rete Nazionale delle Associazioni Giovanili nacque la Radio Comunitaria Giovane. E' qui che va in onda il programma Onde Culturali. 
Braima Darame, direttore della radio, vuole dare voce ai giovani che, nonostante tutte le avversità, dimostrano creatività. "Attraverso la radio proviamo ad appoggiare questi giovani, che non si limitano ad aspettare un'opportunità per andare in Europa e, allo stesso tempo, svegliano le coscienze degli altri. Questi giovani possono essere d'esempio, possono dimostrare che anche qui si può fare qualcosa!" 
Braima é collaboratore della Deutsche Welle, radio internazionale tedesca con alcuni programmi in portoghese, e già ha perso il conto delle volte che ha dovuto usare soldi suoi per sostenere la Radio Giovane. Non che abbia molto da dare. Lui e un fratello sono il sostegno della famiglia, formata da 12 persone. "Continuiamo questa vita senza nulla...". Ha già avuto opportunità per andare all'estero, ma non ha accettato. Ha 28 anni e occupa la posizione di direttore da 8 anni. "Ho preso a carico questo progetto, un gruppo di giovani che tenta cambiare il proprio paese in regime di volontariato."

Chi ha detto che nessuno crede nella Guinea-Bissau?
Con la speranza di credere sempre più in questa terra, accogliamo ancora una volta in questo Natale la Speranza, la Vita che nasce!

Buon Natale!

Dopo 4 anni lo trascorrerò a casa...gioia grande! Per tornare qui con nuova energia...

un abbraccio e un bacio a tutti e a ciascuno
Monica    (19 dicembre 2015)

 

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