CAMBOGIA

Uno spazio aperto a Dio

di padre GIOVANNI TULINO

 

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Carissimi amici,

sono passati ormai quasi tre mesi da quando sono rientrato in Cambogia. Sento la necessità e il desiderio di continuare a condividere quest’affascinante esperienza, che continua a donarmi uno sguardo sempre nuovo sulla mia vita. Tornato in missione, il vescovo di Phnom Penh mi ha inviato, insieme a un prete francese e a un missionario laico venezuelano, in una zona pastorale che comprende tre piccole missioni: Takmaw, Khonoy e Ampuv Prey. Un manipolo di cristiani forma queste tre piccole comunità.

Vi scrivo da Takhmaw, dove ho dimora e dove spendo parte del mio tempo e delle mie giornate. Come le altre due comunità, è una Chiesa domestica, una sola famiglia, un piccolo gregge. Le attività pastorali si concentrano quasi totalmente nella giornata di domenica: Messa, catechesi per adulti, momenti formativi, pranzi in condivisione. Poi c’è la quotidianità della gente: bambini che tutte le mattine arrivano per frequentare il nostro asilo, i ragazzi dell’ostello che sognano il loro futuro, i poveri e gli ammalati che cercano cura e sostegno, sconosciuti che si lasciano incuriosire... C’è una trama vivace di relazioni e legami di amicizia, dove ciò che colpisce, affascina, incanta è che la maggior parte di questa gente non conosce Gesù, non ne ha mai sentito parlare. Qui tutto è nuovo: il Suo nome, il messaggio che ha annunciato, i gesti che ha compiuto. Ecco perché questo posto è uno spazio aperto a Dio, dove si possono scorgere tracce di Resurrezione, dove la sua Parola può e deve accadere, realizzarsi, farsi vedere. 

Gli inizi sono sempre tempo di possibilità, sogni, speranze, prove. Ed è proprio così che amo descrivere questi primi passi che sto compiendo. Mesi intensi ma anche pieni di novità, tempo faticoso ma entusiasmante nel quale prende forma il mio desiderio di annunciare il Vangelo, aperto alle novità che lo Spirito suscita, su ciò che mi propone, sui progetti di vita che mi fa intravedere per le comunità che mi sono state affidate. Tempo che porta con sé doni inaspettati, fatti di storie vere, di volti concreti, di cammini pieni di speranza. Doni inaspettati ma ricevuti con gratitudine, perché mi aprono all’amore, alla vita, alla fraternità, al Vangelo. 

Ho nel cuore desideri di novità e tanti sogni che spero si possano trasformare in progetti. L’esperienza presente si dispiega in tutta la sua ricchezza e mi insegna non un modo di fare, ma di “essere” con e per la gente, per coltivare insieme a loro un desiderio di vita, di pienezza, di speranza, di cura. Solo così possiamo scorgere i segni di Dio nella nostra vita e nel tempo che viviamo. 

Auguriamoci di poter aprire il nostro cuore all’altro, di poter orientare la nostra vita a Lui, di poter compiere percorsi “di Vangelo”… gli unici in grado di colmare il nostro desiderio di pienezza di vita.

 

padre Giovanni Tulino

 

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