Natale2018Pimemilano

 

Era forse il 2004, il secondo Natale che celebravo da giovanissimo parroco nella periferia di Phnom Penh in Cambogia. La comunità cristiana era piccolissima, un nugolo di bambini e adolescenti riempiva la casetta di legno in cui celebravamo la Messa ogni domenica. Un centinaio di persone affollavano la chiesetta. Al momento della comunione, la processione verso l’altare era un’opera da contorsionisti perché lo spazio mancava davvero. Per Natale, proposi che la Messa fosse celebrata in cortile, in modo da dare la possibilità di parteciparvi anche a chi non era parte della comunità. Invitai tutti a portare almeno un amico perché – dicevo – la gioia del nostro Dio che nasce bambino dovete condividerla. Arrivò il 24 dicembre, tutto era pronto, il cortile addobbato, i microfoni fischiavano e gracchiavano come al solito, le sedie e le stuoie erano preparate. Ero pronto per una celebrazione raccolta, ben cantata, con un’atmosfera quasi mistica come mi era capitato tante volte in quella minuscola comunità.

Tutto era pronto... tranne il parroco, perché la celebrazione non andò secondo le mie previsioni. Il coro riuscì ad essere stonato come non mai grazie a un volenteroso corista dell’ultimo minuto. Ma soprattutto fui preso in contropiede da una folla curiosa e urlante che si assiepò davanti alla recinzione, distraendo e disturbando me e tutta la celebrazione. Terminai la Messa alquanto innervosito e mi dissi: mai più un Natale così! Passarono poche ore e capii la bellezza di quella serata che non era andata secondo i miei piani. Era successo esattamente come a Betlemme 2004 anni prima. Col censimento in corso, chissà quale confusione regnava nel paese, tutti in movimento. E chi aveva tempo di prestare attenzione a un bimbo che nasceva? Era uno come tanti per chi non sapeva guardare le stelle e ascoltare gli angeli. Tre re magi, pochi pastori sono venuti per adorarlo, il resto del mondo badava ai suoi affari. Eppure quel bimbo è nato lo stesso ed è nato soprattutto per chi era attaccato alla recinzione del cortile facendo rumore, distraendo e disturbando il parroco milanese presuntuoso. Ed è proprio questa la forza del Natale, di questo piccolo Dio che nasce nella confusione dei nostri cuori e delle nostre giornate e non pretende di fare grandi cose, vuole solo uno spazio per poppare il latte di sua mamma e piangere come ogni altro bambino. Questo è Dio, Gesù, che nasce a Natale, pronto a stare nella culla delle nostre confusioni, debolezze, lontananze e starci con ostinazione ma senza disturbare. Gesù diventerà adulto in noi solo se gli daremo lo spazio per crescere, altrimenti resterà un piccolo neonato, nascosto, ma sempre presente.

Da più parti sento avanzare ormai la consapevolezza che l’Italia è diventata terra di missione, possiamo affannarci con strategie e piani pastorali sofisticati e pensati da esperti di ogni scienza sociale per affrontare questa nuova situazione che spesso ci spiazza, ma la vera risposta è la nascita di questo Dio bambino, perché Lui nasce comunque, anche là dove la gente è distratta e non si interessa a questo evento che è la salvezza di tutti. Questo è il cuore della missione della Chiesa e di ognuno di noi che ne facciamo parte.

Buon Natale a tutti!

padre Mario Ghezzi
direttore del Centro missionario Pime di Milano

 

Nella foto: il Natale nel villaggio Lahu di Hinkham in Thailandia (la foto ce l'ha inviata in questi giorni padre Marco Ribolini)

 

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