Tullio Favali

  • Padre Tullio Favali: 35 anni dal suo martirio

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    Ricorrono in questi giorni i 35 anni del martirio di padre Tullio Favali, missionario del Pime, ucciso a Tulunan nelle Filippine l'11 aprile 1985. Mantovano, giunto appena da un anno in un Paese scosso dalle violenze dei gruppi paramilitari intolleranti verso ogni battaglia per la giustizia, padre Tullio venne ucciso in una vera e propria esecuzione esemplare, per mandare un segnale alla Chiesa, troppo schierata a Tulunan dalla parte dei poveri. Ma quell'impegno non è comunque finito con la morte di padre Tullio. I missionari del Pime - trent'anni dopo - sono ancora presenti in prima linea nella diocesi di Kidapawan, anche se nel frattempo - nel 2011 - hanno dovuto piangere proprio lì anche un'altra morte violenta, quella di padre Fausto Tentorio. Anche lui ucciso per aver scelto di difendere gli ultimi. Sono sepolti oggi uno accanto all'altro padre Tullio e padre Fausto; in una terra di periferia che ci ricorda quanto la sete di giustizia sia ancora drammatica in tante frontiere del mondo di oggi.

    GUARDA NEL VIDEO QUI SOTTO ALCUNE IMMAGINI SULLA VITA E SUL MARTIRIO DI PADRE TULLIO FAVALI 

     

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    IL 6 NOVEMBRE 1984, POCHI MESI PRIMA DI ESSERE UCCISO, PADRE TULLIO AVEVA INVIATO UNA LETTERA ALL'AMICO SACERDOTE MANTOVANO DON GIUSEPPE BERGAMASCHI DA CUI RIPRENDIAMO QUESTO BRANO MOLTO SIGNIFICATIVO RIGUARDO AL SUO MARTIRIO

    La Chiesa è organizzata secondo il modello delle comunità di base dell'America latina. Mi accorgo che un conto è l'organizzazione e un conto è la reale partecipazione della gente. L'organizzazione è ineccepibile. Ma la struttura non è tutto. Rimane il lavoro di formazione, che non si lascia tanto incasellare in forme organizzative perché ha a che fare con persone concrete, soggette ad alti e bassi, e ad influenze esterne che sembrano rallentare il nostro lavoro. Mi riferisco a una pressione militare che mira a smantellare le comunità di base, sospette di parteggiare per le forze sovversive comuniste armate, che lavorano nel nascondimento, con l'intento di rovesciare il presente sistema dittatoriale.

    I nostri leader hanno avuto minacce, perquisizioni; alcuni sono stati barbaramente uccisi. Tutto questo crea un'atmosfera di tensione e di paura che incide sulla partecipazione. Stiamo passando un periodo di prova e di persecuzione che fa traballare quell'impianto di Chiesa da pochi anni costruito e che, come pianta giovane, non è ancora temprata alle burrasche. Io che sono nuovo ho la sensazione che poco sia stato fatto, in quanto molti si ritirano sotto le minacce, mentre il mio parroco sostiene che prima si toccava con mano quanto fosse vitale e promettente questo germoglio di Chiesa. D'altra parte, è comprensibile questo ripiegamento quando sei nel mirino di un'arma da fuoco. La vocazione al martirio non si improvvisa e non è di tutti. Si spera che, passata la burrasca, si ricominci di nuovo con rinnovato slancio.

    Ultimamente le incursioni militari si sono calmate. Non so fino a quando. A livello nazionale ci sono segni di scontento e un'urgenza a qualche alternativa al potere. Ormai Marcos ha raggiunto il fondo, portando la nazione ad una crisi totale, sporcandosi le mani con l'assassinio di Aquino e perdendo la credibilità della maggioranza. È uscito da pochi giorni il risultato della commissione giudiziaria riguardo al caso-Aquino, che attribuisce la responsabilità a una cospirazione militare, capeggiata dagli alti ranghi dell'esercito, persone di fiducia di Marcos. Qualche cosa deve pur accadere! A Manila, ogni settimana l'opposizione organizza marce di protesta che riuniscono migliaia di persone di diversi settori e che sfidano i divieti di assembramento e i militari; c'è un clima arroventato che preannuncia qualche cosa che sembra scoppiare. Affido anche alle tue preghiere questo popolo, duramente provato, sperando che si apra uno spiraglio di luce.

    Si avvicina l'anniversario del mio arrivo nelle Filippine, 11 novembre. Un anno è passato. Eppure mi sembra ieri. È presto per fare resoconti, però ringrazio il Signore che mi ha portato fino qui, a testimoniare il suo amore e la sua misericordia. Mi sento ancora in una fase di ambientamento, però auguro a me stesso di sentirmi sempre più partecipe alla vita di questo popolo e di dare il mio umile contributo...».

    padre Tullio Favali

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